Barcellona PG. Ponte di Calderà, il Sindaco De Luca attacca Calabrò “chiusura abusiva del passaggio”.
Continua quella che è stata definita da molti una barzelletta, sull’apertura e poi chiusura del Ponte di Calderà, inaugurato sabato e chiuso subito dopo. Ieri mattina anche il nostro giornale dopo una comunicazione ufficiale da parte della Città Metropolitana aveva dato notizia dell’apertura del tratto che collega la zona di Calderà a Spinesante, distrutto nel 2011 a causa di un alluvione che aveva colpito pesantemente il comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Una comunicazione smentita dopo soli pochi minuti, ma non sarebbe l’unico documento smentito in questa ingarbugliata storia.
Nella serata di ieri ad intervenire è stato proprio il Sindaco della Città Metropolitana, Cateno De Luca, che ha definito quest’ultima una “vicenda fantozziana”. De Luca, come ormai nel suo stile non le manda di certo a dire e in una diretta accusa il Primo cittadino Pinuccio Calabrò, non solo di aver chiuso in maniera abusiva quel tratto di strada, ma anche di aver fatto ritardare di ben 8 mesi tutto l’iter procedurale per consentire il via libera al transito dei mezzi.
Il 5 di ottobre il dirigente della polizia municipale avrebbe dato l’ok anche dal punto di vista della viabilità, ma a distanza di 15 giorni il Sindaco Calabrò avrebbe inviato una nota a Palazzo dei Leoni esponendo diverse perplessità. Nonostante ciò viste e considerate tutte le verifiche del caso, e le autorizzazioni ottenute, sabato scorso, si procede all’inaugurazione alla presenza dei due sindaci, che secondo De Luca, non avrebbe dato vita a nessun tipo di contestazione da parte di Calabrò, che però poi successivamente avrebbe fatto transennare il pasaggio. Una decisione questa che Cateno definisce “abusiva” e si dice pronto a procedere per via legale vista la contraddizione del 5 ottobre che da l’ok e che poi invece smentisce ieri.
Una vicenda molto ingarbugliata e confusionaria, soprattutto per i tanti cittadini che ancora dopo dieci anni attendono di poter passare in un tratto aperto per poche ore, “il tempo della foto istituzionale” commenta qualcuno, per poi tornare invece all’ormai triste realtà.










