Milazzo. Ambientalisti attaccano 17 consiglieri comunali . “Vogliono che la Ram inquini di più”.
Pubblicato su 3 Giugno 2020
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Ci sono voluti sei giorni di pensieri profondi per arrivare ad un comunicato in cui alcune sigle ambientaliste attaccano 17 consiglieri comunali che vengono indicati, come “asserviti alla Ram”. Chi segue le vicende politiche in città magari si starà chiedendo a chi o cosa debbano essere considerate ” asservite” alcune delle stesse sigle, quando per cinque anni non hanno battuto ciglio, preso posizione, lottato e nemmeno fiatato sottovoce per la cancellazione della consulta dell’ambiente al Comune di Milazzo da parte dell’Amministrazione in carica. Di quella consulta facevano parte Legambiente, Italia Nostra, Adasc, Rifiuti zero, Ordine chimici, Amici di Milazzo, Aria Pulita, Tono-Solemare, Il Melograno, Rita Atria, Il Maestrale, Fidapa, Il Promontorio, Cgil, Forum delle Idee, Lute.Sempre chi è attento alle cose politiche potrebbe obiettare l’atteggiamento assolutamente silente per le mancate ordinanze anti inquinamento ( vedi plastic free) nonostante le mozioni votate all’unanimità dallo stesso consiglio. La considerazione generale che se ne potrebbe trarre è che se parli male della Raffineria e di chi ci lavora, allora ottieni il bollino di ambientalista, mentre se non lo fai e cerchi di ragionare, finisci con l’essere asservito al “potere”. Questa l’impressione. E per attaccare il consiglio comunale è necessario ricorrere non ad un documento ma ad una proposta discussa al tavolo che poi non è stata approvata se non in una versione condivisa. Perchè in se stesso il documento votato non viene giudicato ma solo “usato” per dire che la bozza che avevano letto gli ambientalisti ( spionaggio industriale?) non è quella firmata e per questo sembrano essere fortemente contrariati. Come si suol dire, basta il pensiero. Questo è il documento emesso nella giornata di oggi contro 17 consiglieri comunali .
” Dopo 60 anni di industrializzazione selvaggia, è stato finalmente conseguito il primo atto concreto in grado di ridurre l’inquinamento nella valle del Mela. Si tratta del Piano regionale di qualità dell’aria, approvato nel 2018, che prevede una considerevole riduzione delle emissioni delle industrie più inquinanti della regione, tra cui la Raffineria di Milazzo. I nuovi limiti, che entreranno a pieno regime nel 2027, con uno step intermedio nel 2022, corrispondono alle migliori tecnologie oggi disponibili ed applicabili. Un risultato storico, contro cui è arrivata puntuale la levata di scudi delle grosse industrie inquinanti, che con ricorsi e manovre sottobanco stanno tentando di far saltare il Piano.
Qualche giorno fa a Milazzo si è svolto un consiglio comunale straordinario sulla “vertenza Raffineria”. Il risultato è stato l’approvazione, da parte di 17 consiglieri, di un documento che contiene un’espressione alquanto ambigua: si invita il governo regionale, attraverso l’intervento della deputazione locale, a discutere di margini e parametri al fine di evitare “eccessi di populismo”. Una specie di “messaggio in codice”, che viene però smascherato in una precedente versione del documento. E’ infatti trapelato che nella proposta iniziale si chiedeva chiaramente una revisione del Piano regionale di qualità dell’aria, al fine di permettere alla Raffineria di inquinare di più, continuando anche a distruggere il clima.
Alcuni consiglieri si sarebbero però rifiutati di aderire ad una richiesta simile e quindi dal compromesso è uscita fuori la versione più politichese.
Evidentemente gli autori di questa “proposta indecente” (che sembra essere partita dal gruppo della Lega) non hanno capito che il lavoro si difende favorendo gli investimenti per gli adeguamenti ambientali, non evitandoli. Anzichè chiedere al governo regionale di permettere alle industrie di inquinare di più, perchè non chiedono al governo centrale degli incentivi sulla riconversione ecologica delle industrie? Cos’è il “Green New Deal” di cui si parla tanto, se non questo? L’ obbiettivo non è proprio quello di creare posti di lavoro inquinando di meno? O ancora si pensa che il lavoro sia possibile solo a discapito della salute e dell’ambiente? Ci auguriamo che i deputati regionali non diano alcun seguito a tale irresponsabile richiesta, considerata la grave situazione ambientale e sanitaria in cui versa il territorio.
La valle del Mela è infatti balzata al primo posto in Italia per eccesso di malformazioni congenite, come rivela l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità. Per non parlare degli eccessi di varie patologie (respiratorie, tiroidee, ipofisarie, ecc…) anch’esse riconducibili all’inquinamento.
Con quale barbaro coraggio le industrie ed alcuni consiglieri chiedono limiti meno restrittivi?
I consiglieri hanno anche chiesto l’istituzione di un tavolo permanente composto da rappresentanti del Comune di Milazzo, della raffineria e dei sindacati per discutere di ambiente e lavoro. Non è accettabile che le associazioni, portatori di interessi diffusi, vengono escluse dal tavolo
I comitati e le associazioni anti-inquinamento della valle del Mela
(A.D.A.S.C., Coordinamento ambientale Milazzo- valle del Mela, Comitato dei cittadici contro l’inceneritore del Mela, Arci Messina APS, Movimento No inceneritori del Mela, Associazione T.S.C.).
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