Milazzo. Disavventura per operai indotto Ram. Prigionieri da un mese in casa, aspettando l’esito dei tamponi.

Si sentono come topi in gabbia in attesa di una sentenza che non arriva ormai da tempo immemore. La loro disavventura è legata all’essere entrati in contatto con una persona che ha contratto il coronavirus. Sono colleghi di lavoro di uno dei contagiati. Sottoposti alla quarantena obbligatoria con tutta la loro famiglia e lasciati chiusi in casa fino al 29 di marzo. Ma proprio il giorno prima della chiusura della quarantena, il 28, una telefonata dall’Asp che preannuncia la necessità di effettuare un tampone. Sono in 8 e con la famiglia vivono la preoccupazione di chi è in attesa di una comunicazione che gli consenta di poter tornare a vivere normalmente. Ma i tempi improvvisamente si allungano in maniera incredibile. Si passa dal 29 ai primi di aprile. Tranquillizzati da chi risponde al telefono che si tratta solo di una questione di un giorno. Di giorni, in attesa dell’esito, ne sono però passati 18 e nessuno sa più cosa rispondere alle chiamate di rimostranza di chi si trova in una quarantena forzata e da ormai un mese pieno. Avevano promesso che il 14 sarebbe stato l’ultimo giorno ed invece ancora oggi nessuno ha saputo fornire una risposta. Stanno chiedendo aiuto ma non c’è chi riesce a darglielo. Possibile che dal 28 di marzo ad oggi nessuno sia stato in grado di dare una risposta?. Si, possibile. E’ l’esempio della stortura di un sistema di controlli che è saltato e che non riesce a recuperare. Ma queste 8 famiglie attendono ormai da troppo tempo.








