Incendio Raffineria due anni dopo. Scompare la coscienza civile.

Ti aspetti una manifestazione piena di gente ed invece sono poco più di un centinaio a ricordare quell’enorme incendio che due anni fa tenne in ansia un territorio intero. Poche fasce tricolori, per lo più di rappresentanza, sul palco ed in mezzo alla gente, tutto il resto sono attivisti che continuano imperterriti la loro battaglia in difesa della salute e dell’ambiente. Come sempre in testa Padre Trifirò. Ma mancava la gente comune, quella che solitamente viene individuata come la coscienza civile. Eppure di problemi ce ne sono e tanti. A cominciare dalla mancata approvazione, a sette anni di distanza dalla presentazione, del piano paesaggistico da parte della Regione Sicilia. Da questo orecchio l’Assessore Regionale Vermiglio non ci sente. Giustifica che ci sono altre priorità, ma la mancata approvazione fa si che il rischio di installare un inceneritore nella Valle del Mela rimanga concreto. e la sorpresa è dietro l’angolo. Una azienda che opera all’interno dell’area Asi di Giammoro, ha presentato richiesta per la realizzazione di un inceneritore per materiali pericolosi. Roba da brividi ma che non sembra scuotere le popolazioni ne, tanto meno la Regione. Insomma, due anni dopo, sembra che l’incendio della Raffineria non sia mai esistito. Si sussurra in piazza che la manifestazione arriva proprio a ridosso di una lunga fermata che ha portato all’interno della Raffineria tanta maestranza anche locale. Il Pane può più della paura. Eppure, due anni dopo, in conferenza stampa gli organizzatori parlano di piani di sicurezza esterna inesistenti e di sicurezza interna già scaduti. Come dire, se dovesse risuccedere, sarà anche peggio. Si sottolinea quasi una volontà occulta che spinge in senso contrario ad ogni buon presupposto per vivere in tranquillità. Ma questo è. E la manifestazione in formato ridotto passa in secondo piano rispetto alle tante battaglie intraprese. Oltre a quelle già citate, anche la costituzione in giudizio contro Edipower per il ricorso pendente al Tar Lazio sui vincoli per la realizzazione dell’inceneritore. E poi ancora i numeri che dimostrano come non sarà la trasformazione della centrale elettrica in inceneritore a dare tranquillità occupazionale. Nessuna lotta contro i posti di lavoro ma solo per la salvaguardia del territorio. E poi le bonifiche. Grandi assenti in un’area definita ad alto rischio ambientale. Ci si lamenta anche della scarsa sensibilità delle varie amministrazioni comunali, distanti da problematiche che li dovrebbero vedere uniti e compatti per richiedere maggiore sicurezza per il loro territorio. Infine, la lettera che Padre Trifirò, ha scritto a Renzi all’indomani del terremoto che ha colpito il centro Italia. le parole del Presidente del Consiglio che ha parlato di risanamento e sicurezza, hanno indotto il parroco di Archi a chiedere lo stesso interesse per le nostre zone dove i morti, ogni anno, sono ben più di quelli causati dal terremoto. Una lettera in cui Padre Trifirò invita il Presidente del Consiglio a riflettere su quanto succede in questa Valle ed a rivedere i giudizi espressi dopo avere sorvolato in elicottero la zona interessata dall’eletrodotto della Terna. Piuttosto che gridare al miracolo italiano, Padre Trifirò invita renzi a pensare a quante persone hanno dovuto rinunciare alla propria terra al proprio lavoro in agricoltura per fare spazio a quei pali enormi.









