Sequestrati beni al boss Pellegrino

Operazione congiunta della DIA di Catania e Messina
La D.I.A. di Messina, con il supportato dal Centro Operativo di Catania, ha sequestrato il patrimonio riconducibile a Giuseppe PELLEGRINO, pregiudicato messinese attualmente detenuto, legato al clan SPARACIO e, successivamente, con quello dei SPARTÀ. I sigilli sono scattati per 4 aziende operati nel settore delle onoranze funebri e dell’edilizia, del commercio di prodotti alimentari, 1 fabbricato e vari rapporti finanziari, del valore complessivo pari a 5 milioni di euro. La complessa attività di indagini ha evidenziato l’enorme differenza tra i redditi dichiarati dell’intero nucleo familiare ed il patrimonio accumulato nel tempo. A Santa Margherita, la famiglia PELLEGRINO, tra gli anni 80’ e 90’, era divenuta antagonista a quella dei VITALE dando vita ad una “guerra di mafia” contrastata poi nell’operazione “Faida” nel cui contesto PELLEGRINO è stato arrestato e condannato a scontare la pena di 30 anni. L’uomo inizialmente era legati al clan SPARACIO e, successivamente, a quello dei SPARTÀ. Durante la conferenza stampa di questa mattina è stati ricostruito nei particolari l’excursus storico delle attività criminali che hanno visto protagonista il boss ed i fratelli, già colpiti dalla confisca del patrimonio, 50 milioni di euro, per la vicenda del calcestruzzo depotenziato. Di recente, Giuseppe Pellegrino, dal carcere impartiva ai congiunti chiare e puntuali disposizioni volte a consentire l’inserimento del proprio figlio Manuel Giuseppe nel lucroso settore delle onoranze funebri, avvalendosi della sua appartenenza all’organizzazione criminale “Cosa Nostra” e delle “alleanze” fissate durante la sua detenzione con il gruppo catanese della famiglia D’EMANUELE, facente parte del clan “SANTAPAOLA”. Recentemente, il boss, è stato colpito da altra ordinanza di custodia cautelare in carcere perché indicato quale mandante dell’omicidio di Francesco La Boccetta.









