Sospensione del traghettamento veloce tra Messina e Villa San Giovanni. RFI batte cassa al Governo

La compagnia di traghettamento chiede risorse allo Stato ed annuncia la sospensione delle corse dal 1° luglio.
L’utenza ancora non è stata messa al corrente, ma da luglio potrebbe essere sospeso il servizio di collegamento marittimo veloce tra Messina e Villa San Giovanni gestito da Rfi, tramite la società Bluferries. A causare l’interruzione l’assenza di fondi da parte dello Stato destinati alla continuità territoriale che dovrebbe garantire il servizio rivolto ai tanti pendolari che quotidianamente fanno la spola tra la Sicilia e la Calabria. Chiusa l’esperienza del Consorzio Metromare, nel febbraio dello scorso anno il governo ha stanziato 28 milioni di euro per la copertura del servizio triennale tra Messina e Reggio Calabria. Gara vinta da Ustica Lines. Nessun contributo però per la tratta con Villa San Giovanni ma la decisione, dell’allora ministro Maurizio Lupi, di affidare i collegamenti per passeggeri ad Rfi e trovare successivamente un accordo a copertura di un servizio che costa 3 milioni l’anno. La compagnia di traghettamento del gruppo Fs ora ha deciso di battere cassa. Due già le note inviate al Ministero dei Trasporti che annunciano, in assenza di interventi statali, la sospensione dei collegamenti a partire dal prossimo 1° luglio. Rfi ritiene di non essere più nelle condizioni di offrire un servizio che rientra comunque nella continuità territoriale che lo Stato dovrebbe garantire al popolo dello Stretto. In caso di soppressione delle corse i livelli occupazionali sarebbero comunque mantenuti grazie all’accordo sottoscritto qualche settimana fa tra Bluferries ed alcune organizzazioni sindacali come l’Orsa che, tramite il segretario Michele Barresi rivendica oggi la bontà di quel provvedimento che tutela i marittimi. A rischio, però, oltre ad un servizio di fondamentale importanza, senza il quale verrebbe sancito l’ulteriore monopolio del traghettatore privato anche nel servizio dei passeggeri, ci sono altri posti di lavoro. Almeno 20 unità che verrebbero meno tra le biglietterie e l’indotto.












