Milazzo. Ieri sera consiglio comunale aperto sulla questione Ram. Comunione d’intenti tra amministrazione, dirigenza e sindacati
Un consiglio comunale lungo, terminato dopo le 23 e dialogo aperto tra le forze politiche, amministrazione, Ram e sindacati. Necessaria una comunione d’intenti per scongiurare una chiusura che, stante le cose oggi, sembra ormai imminente. Un fatto, la chiusura, che la città di Milazzo non può permettersi, come nei vari e precisi interventi dei presenti è stato ribadito a gran voce. Una dignità quella degli operai di Ram che non vuole essere calpestata e ignorata da una politica che deve prendersi carico di risolvere la situazione, che il Presidente di Siciindustria ha definito “paradossale”. Presenti in aula oltre al sindaco di Milazzo, Pippo Midili, il sindaco di San Filippo del Mela Giuseppe Pino, la dirigenza Ram nella persona del direttore generale Luca Amoruso, il capo del personale Gerbino e il direttore tecnico Chiantella. Alcuni deputati regionali; Tommaso Calderone, Giuseppe Galluzzo, Valentina Zafarana, Elvira Amata mentre grande assente la deputazione nazionale, seppur invitata. E poi le sigle sindacali UIL, Cisl, Cgil a supporto dei lavoratori alcuni dei quali presenti in aula mentre gli altri sono rimasti fuori ancor prima che iniziasse il consiglio, ad aspettare notizie sul loro futuro. Dopo una serie di interventi introduttivi di Lorenzo Italiano, tra i promotori del consiglio, Damiano Maisano e Antonio Foti, Ficarra e Doddo, fondamentale per tutto il resto del consiglio, è stata la relazione presentata dal direttore di Ram Luca Amoruso, che ha spiegato in maniera semplice e diretta quale sia il problema che rischia di far chiudere un’azienda così importante per il territorio. Una spiegazione che ha reso evidente ai presenti non addetti ai lavori, quale deve essere l’intervento delle istituzioni per scongiurare il peggio. “ Un aspetto deve essere chiaro; la Ram ha dato e vuole continuare a dare lavoro ed investire sul territorio, senza sottovalutare l’ambiente. E questo non lo dico solo io ma lo dicono i numeri, perché negli anni abbiamo investito in tecnologie milioni di euro, tanto che le maggiori agenzie di rating pongono la raffineria di Milazzo nel primo quartile tra le migliori al mondo per l’innovazione” ha dichiarato Amoruso, che prosegue: “ l’ultima riapertura AIA, la terza sulla stessa concessa nel 2018, desta preoccupazione perché sette comuni del comprensorio, hanno fatto ricorso al Ministero dell’ambiente ritenendo che le restrizioni del 2018 fossero meno incisive di quelle del 2011, ma i dati parlano chiaro: -64% di SO2 e – 22% di NOx, per esempio”. La questione fondamentale che determina la possibile chiusura a breve termine dell’ azienda, sta invece nella richiesta di inserire un limite sulle emissioni di un camino l’ E 10, limite che non esiste per nessuna altra raffineria, non è stato mai misurato quindi non c’è un valore cui fare riferimento e sopratutto, non ha alcun impatto sull’ambiente perché a questo camino afferiscono gli impianti di recupero zolfo, che trasformano lo zolfo recuperato dai carburanti affinché non sia emesso in atmosfera. “La tutela dell’ambiente e del lavoro passa attraverso la sinergia tra gli interlocutori e occorre far riaprire questo percorso, affinché questo limite richiesto non esista, perché noi siamo convinti di ciò che facciamo” ha proseguito il direttore. Sgomento e totale appoggio all’azienda è arrivato dal Presidente di Siciindustria Pietro Franza, alla sua prima uscita ufficiale nelle nuove vesti, che ha garantito l’appoggio in tutte le sedi a questa industria che “noi conosciamo bene e sappiamo la sua realtà e la serietà che ci mette nella tutela ambientale. Quello che sta succedendo a questa azienda è paradossale, è follia chiedere alla Ram un limite che non esiste, è solo una tecnica per bloccare l’azienda” ha affermato Franza. “ Noi andremo a Roma e faremo di tutto per fermare questo paradosso, daremo il massimo appoggio a questa azienda” ha poi proseguito il presidente di Sicilindustria. Hanno preso la parola anche i sindaci, Midili per primo ha affermato che solo in Conferenza di Servizi ha appreso la criticità che comportava quel limite sul camino che, “ mi è stato garantito in conferenza, non ha alcun impatto sull’ambiente e sulla salute”. “Abbiamo cercato, io e il sindaco Pino di proporre un emendamento durante la conferenza, per bloccare la procedura riguardante il limite sul camino ma con grande stupore e dispiacere, ci siamo resi conto che il responsabile Unico delle Amministrazioni Statali, Donato Attubato, lapidariamente ha rifiutato ogni nostro intervento, decidendo lui e basta”. “E io non posso consentire che siano altri a decidere sul destino dei lavoratori e della città. Questo non ci fa abbassare la guardia sulla tutela ambientale che ribadisco, ma siamo pronti a dare supporto all’azienda affinché venga eliminata quella che risulta una incongruenza tra due prescrizioni, la 19 e la 42”, ha detto Midili. “Vorrei sapere, ha proseguito Midili, che fine hanno fatto i 14 milioni destinati alle bonifiche, che ancora aspettano di essere attuate su un territorio dove ad agire non è solo la Ram ma tante altre aziende. Non abbiamo un registro sui tumori ne sulle malformazioni, questo dobbiamo pretendere. Non ammetto che il Ministro della Transizione Ecologica faccia chiudere un’azienda su un parametro che non esiste”. Dello stesso parere il primo cittadino di San Filippo del Mela che ha aggiunto: “ Per la prima volta abbiamo esercitato il nostro parere in conferenza di servizi e il ministero non l’ha considerato. È grave”. La deputazione regionale presente ha assicurato che parlerà di questa situazione con i loro referenti nazionali, ma che più di questo non possono fare perché non ne hanno la facoltà e, a questa affermazione, tante sono state le critiche tra i lavoratori e i sindacalisti presenti in aula. Visto che si trattava di un consiglio aperto, è stata concessa facoltà di parola anche ai sindacati presenti a supporto dei lavoratori, che si sono spesi e hanno ben chiara non solo la situazione ma anche le prossime azioni da intraprendere. “Mi dispiace che la deputazione nazionale non sia presente in aula e che qualcuno di quelli regionali sia andato via, perché non bisogna solo parlare ma sarebbe bene ascoltare anche cosa hanno da dire gli altri. È un’assenza che va recuperata, ha esordito Mastroeni Cgil che ha proseguito “ noi domani mattina dobbiamo dare risposte ai lavoratori, alcuni sono ancora fuori in strada ad aspettare notizie, non fanno populismo sono preoccupati. Il valore del camino che si contesta è chiaramente una forzatura, vale solo per Ram e da nessun’altra parte. È necessario che stasera si esca da qui con un documento finale, vista la disponibilità che avete dimostrato, e si mandi subito a Roma affinché si sospenda la procedura e si riapra la Conferenza di Servizi. Evitiamo che si realizzi una tragedia. E questo deve essere l’inizio di un percorso comune tra istituzioni e azienda. Blocchiamo la decretazione e spostiamo tutto verso un ragionamento diverso”. Sulla stessa lunghezza d’onda Alibrandi della CISL: “ Spero che quello di oggi sia un inizio costruttivo. Avete parlato tutti di rispetto, io vi dico che dobbiamo studiare tutti e cominciare a capire che bisogna andare avanti uniti. Noi insieme ai lavoratori lottiamo perché l’azienda faccia investimenti, l’azienda però deve sentirsi sicura di poter investire a lungo termine. E’ il momento di fare qualche foto e tweet in meno e collaborare. Ai deputati regionali dico che se non avete potere, come state dicendo adesso, potete rappresentarci con i vostri referenti nazionali. Parlava bene il sindaco Midili delle bonifiche, io chiederei di sapere chi ha dato autorizzazione affinché venissero costruite le case a ridosso degli impianti, delle bonifiche ferme da anni. Noi siamo per un patto sociale per il territorio. Chiudere la raffineria sarebbe il collasso dell’economia. E questo non vale solo per Ram ma anche per le altre realtà che insistono sul territorio A2A per esempio, a cui non è stato approvato il progetto di riconversione a bio metano per 420 milioni. Una assurdità. I centri commerciali sorgono qui perché Milazzo ha il reddito pro capite più alto di tutta la provincia. Come volete fare la transizione ecologica se fate chiudere le industrie?! Per ultimo ha parlato Tripodi UIL: “ Io concordo con quanto detto dai miei colleghi e aggiungo che i lavoratori non devono essere sacrificati. Se il decreto sul limite al camino dovesse trovare attuazione, ve lo preannuncio, sarà una macelleria sociale, occuperemo la città. Tutti parlano di ambiente ma i primi ambientalisti siamo noi e i lavoratori perché ci facciamo promotori delle azioni per incentivare gli investimenti in campo ambientale. Un consiglio che si è concluso con la presa d’ atto da parte di tutti non solo del problema, ma di quello che bisogna fare per risolverlo. Un consiglio comunale che il primo cittadino Midili ha dichiarato non si concluderà con questa seduta ma rimarrà aperto, un dialogo che dovrà proseguire con chiarezza ed intenti comuni.










