A Tusa apre il Museo della Fotografia “Angelino Patti”.
TUSA – «Un posto unico che custodisce fotografie nate come testimonianza diretta del reale». È così che l’artista milazzese Giuseppe La Spada sintetizza il significato del nuovo Museo della Fotografia e delle Arti Visive “Angelino Patti”, inaugurato nei giorni scorsi a Tusa dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Angelo Tudisca.
La Spada, a cui è stata affidata la gestione artistica della struttura, ha curato il progetto espositivo allestito all’interno di Palazzo Costantino Gulioso, dimora seicentesca di via San Giuseppe e significativa testimonianza dell’architettura barocca tusana. Il percorso nasce dall’incontro tra due superfici sensibili apparentemente lontane ma profondamente legate: la lastra fotografica e quella dell’incisione. Due strumenti attraverso i quali il tempo lascia un’impronta e la realtà viene reinterpretata.
«Da quasi due secoli la fotografia tenta di fermare il tempo attraverso la luce – spiega La Spada –. Sono cambiati gli strumenti, dalle prime immagini permanenti dell’Ottocento fino al digitale, ma non la sua natura: conservare la traccia di un istante irripetibile». Ogni fotografia diventa così un frammento di tempo sottratto al suo fluire e reso permanente.
Per Tusa l’apertura del museo rappresenta il punto di arrivo di un progetto inseguito per vent’anni. «È un sogno che Tusa insegue da vent’anni – sottolinea il sindaco Tudisca –. A dare avvio al progetto era stato il mio predecessore Mimmo Di Majo e oggi apre i battenti grazie al lavoro della nostra amministrazione, con un allestimento di altissima qualità curato da Giuseppe La Spada».
La realizzazione è stata possibile attraverso due tranche di finanziamento PNRR, una destinata all’acquisto dell’immobile e l’altra alla sua ristrutturazione. «Ora stiamo lavorando per renderlo quanto più prestigioso possibile – aggiunge Tudisca –. Abbiamo già un accordo con il Museo Abatellis di Palermo e stiamo lavorando per avviare collaborazioni con altri musei del territorio».
Il museo, aperto da poco più di una settimana, avrebbe già suscitato l’interesse di numerosi visitatori. Il cuore della struttura è rappresentato dall’archivio di Angelino Patti, nato a Tusa nel 1895 e morto nel 1969. Dopo il rientro dall’America nel 1927, Patti documentò per decenni la vita della comunità: luoghi, volti, lavoro, riti religiosi, processioni e trasformazioni sociali.
«Angelino Patti è stato il primo fotografo di Tusa – racconta il sindaco –. Ha immortalato una fase storica importante, quella del passaggio dal fascismo alla Repubblica». Un patrimonio che, oltre al valore locale, costituisce una preziosa testimonianza della società siciliana del Novecento.
Fondamentale, nella riscoperta dell’archivio, è stato il lavoro del professor Sergio Todesco, che iniziò molti anni fa a studiare le fotografie di Patti, arrivando a pubblicare anche un volume. Un contributo decisivo è arrivato inoltre da Francesco Mastrandrea, che ha donato i negativi del fotografo, mentre numerosi cittadini hanno messo a disposizione fotografie private oggi entrate nel percorso museale.
Il percorso espositivo si sviluppa sui tre livelli di Palazzo Costantino. Al piano terra è ospitata la sezione permanente dedicata ad Angelino Patti, con stampe originali, apparati didascalici e strumenti multimediali dedicati al paesaggio, al lavoro e alla memoria sociale di Tusa.
Il primo piano è invece dedicato alle Arti Visive, con particolare attenzione all’incisione e all’arte contemporanea. Uno spazio pensato per mostre temporanee e per favorire il confronto tra linguaggi, artisti e generazioni. Al secondo piano trova posto la Sala Education, destinata a laboratori, workshop e attività formative sulle arti visive.
«Le fotografie esposte sono centinaia – sottolinea La Spada – ma il patrimonio più prezioso sono le lastre di vetro e i negativi. Non rappresentano soltanto la memoria storica di Tusa, ma restituiscono un pezzo del vissuto siciliano e del nostro patrimonio identitario».
Particolare attenzione è stata riservata anche alla tecnologia. Alcune fotografie sono state infatti animate attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, consentendo ai visitatori di osservare su schermo immagini storiche restituite a una nuova dimensione visiva. Un modo per avvicinare soprattutto le giovani generazioni a un patrimonio che conserva volti, luoghi e momenti della vita del paese.
Il piano dedicato alle arti visive ospita intanto una prima mostra dedicata alle opere grafiche del maestro Tano Santoro, tra i più importanti incisori viventi italiani. Il progetto è stato sviluppato anche grazie al lavoro di Aurora Mastroeni ed Enzo Napoli, che hanno recuperato numerose incisioni di importanti artisti siciliani.
«Le opere donate al museo – spiegano Mastroeni e Napoli – rappresentano la complessità di una ricerca nella quale l’incisione si conferma come pratica lenta, esigente e profondamente meditativa, capace di opporsi alla rapidità dello sguardo contemporaneo e di restituire valore alla durata, all’attesa e alla profondità della visione».
Fotografia, incisione, memoria e nuove tecnologie si incontrano dunque a Palazzo Costantino, trasformando il museo in un nuovo presidio culturale del territorio e in un luogo dove la storia di Tusa può essere non soltanto conservata, ma anche riletta e restituita alle nuove generazioni










