Sequestrati beni per 100 milioni di euro. Colpito l’impero economico dell’imprenditore Busacca.
Sequestrati beni immobili per un valore di 100 milioni di euro, all’imprenditore messinese Giuseppe Busacca che ha costruito un impero economico che ruota attorno alle cooperative di assistenza ad anziani e disabili nel Messinese. L’accusa è di avere reinvestito soldi illeciti provenienti dal clan mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto.
Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione di Tribunale di Messina, su richiesta del
Procuratore Maurizio De Lucia e del Questore, riguarda diverse società cooperative sociali ed aziende agricolo-faunistiche, locali di pubblico intrattenimento, hotel, immobili.
Busacca avrebbe fatto fortuna grazie ai finanziamenti pubblici e sfruttando un imponente giro di false fatturazioni per operazioni inesistenti. In poco tempo sarebbe diventato il ras dei servizi socio-assistenziali gestiti a Messina, Milazzo, Taormina, in altri comuni della provincia messinese, ma anche a Roma e in Sardegna.
E scavando ancora si è scoperto che attraverso una fitta rete di prestanome Napoli e Busacca avevano aperto discoteche, sale per cerimonie, lounge bar, ristoranti e alberghi. Tra i beni sequestrati ci sono Villa Agnese e l’hotel Petit di Milazzo.
Investimenti su investimenti, società su società impegnate nell’assistenza agli anziani, trasporto disabili e studenti, assistenza domiciliare, case rifugio per minori stranieri, emarginati, disagiati, attività di sportello sociale per famiglie in condizioni disagiate, servizi di segreteria e pulizie nei poliambulatori pubblici gestiti dalle Aziende sanitarie locali. Le quattordici società ora sequestrate hanno ottenuto 500 mila euro di finanziamenti per l’emergenza Covid.
«Questa mattina è stato inflitto un nuovo ed importante colpo alla mafia, grazie all’operazione della Polizia di Stato e della Procura della Repubblica di Messina – ha detto Nicola Morra Presidente della Commissione parlamentare antimafia. Quello odierno è il risultato del brillante lavoro condotto dalla Divisione Anticrimine e dal Servizio
Centrale Anticrimine, nel quadro di una la più ampia strategia di contrasto avviata dalla Direzione Centrale Anticrimine. Questa è la dimostrazione che lo Stato ha gli strumenti e la forza per contrastare le mafie».









