Truffa al Servizio Sanitario pubblico in provincia di Messina. Sequestri per 3 milioni di euro a 7 strutture convenzionate.

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Tribunale di Messina che ha disposto, nei confronti di tre indagati, la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire incarichi apicali nell’ambito di imprese e persone giuridiche, per la durata di quattro mesi, nonché il sequestro di liquidità finanziarie per oltre 3 milioni di euro nei confronti di 7 strutture private convenzionate, provento del reato di truffa aggravata in danno del Servizio Sanitario pubblico. In totale ci sono 25 indagati tra funzionari pubblici (i collaboratori della dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina infedele) e responsabili apicali e dipendenti delle strutture private convenzionate, titolari delle più conosciute ed importanti case di cura operanti nella città dello Stretto. L’indagine è stata coordinata della Procura della Repubblica di Messina. Ogni 5 cartelle esaminate, quattro presentano anomalie. Al momento sono solo meno di mille quelle controllate ma l’ammontare delle somme erogate con difformità è destinato ad aumentare con il numero delle cartelle controllate. . Al centro dell’inchiesta c’era la dirigente dell’ASP di Messina Mariagiuliana Fazio di 65 anni, di recente andata in pensione e per questo motivo non arrestata e che è indagata per plurime ipotesi di truffa aggravata ai danno dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico, falso e corruzione. La donna era a capo del Nucleo Operativo di Controllo dell’ASP di Messina. Indagato anche il romano Emmanuel Miraglia di 82 anni, per la Cappellani Giorni S.p.a. e la Giorni S.p.a., società destinatarie, complessivamente, di maggiori importi per 424 mila euro. La dirigente dell’Asp indagata aveva fornito ad un medico, dipendente della Giorni. S.p.a., indagato per accesso abusivo a sistema informatico, le proprie credenziali riservate, al fine di consentire a quest’ultimo di inserire, indebitamente, al posto suo, i dati relativi alle procedure di verifica sulle cartelle cliniche. Indagato anche il calabrese Domenico Chiera 63 anni, direttore sanitario della Casa di cura gestita dalla Cure Ortopediche Traumatologiche S.p.a., destinataria di maggiori importi per 365 mila euro, indagato anche per accesso abusivo al nominato sistema informatico, il messinese Gustavo Barresi di 51 anni, socio accomandante della casa di cura Villa Salus, destinataria di maggiori importi per 655 mila euro. Per tutti è stata disposta la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire incarichi apicali nell’ambito di imprese e persone giuridiche, per la durata di quattro mesi.
Sono emersi rapporti privilegiati anche con altre case di cura operanti a Messina: la Casa di cura Cristo Retramite l’ad Antonio Merlino di 70 anni, destinataria di maggiori importi per 260 mila euro. Anche per questa Casa di cura sono stati documentati accessi abusivi al sistema informatico della Regione, eseguiti da due dipendenti della società, oggi indagati; la Casa di cura San Camillo, amministrata dalla Provincia Sicula dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, destinataria di maggiori importi per 400 mila euro; la Casa di Cura amministrata dalla Carmona S.r.l., tramite l’amministratrice pro tempore Caterina Facciola di 61 anni, destinataria di maggiori importi provento di truffa per 900 mila euro, tutti indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato.
Indagati anche 14 addetti dell’ufficio guidato dalla dirigente dell’Asp tutti indagati per reati di falso, relativamente ai verbali redatti quali ispettori del Nucleo Operativo di Controllo. Tutti sono indagati per falso, insieme alla dirigente e al direttore sanitario della Cappellani Giorni S.p.a..
Inoltre la dirigente è stata intercettata mentre sollecitava l’aumento di stipendio per il figlio, dipendente della Giorni S.p.a, poi c’è il caso del regalo di costosi gioielli acquistati e pagati dalla casa di cura e i casi in cui la donna chiede l’assunzione di persone a lei vicine.









