Milazzo. Il Problema dell’inquinamento non si risolve con la chiusura della Ram. A spiegarlo uno studente di Ingegneria del Veicolo.

Ci ha chiesto se potevamo ospitare un suo articolo sull’argomento e lo facciamo volentieri. Andrea Maio, milazzese, è uno studente universitario di Ingegneria dei Veicoli. Ha studiato a fondo la questione ambientale della nostra e sua città e lo ha fatto leggendo e mettendo insieme numeri che dimostarno come l’inquinamento atmosferico di Milazzo non scomparirà con la chiusura della Raffineria. Un argomento che certamente susciterà reazioni e commenti. Giusto prendere i considerazione quanto scritto da Andrea e basato su dati forniti da Aci ed Ispra che ci regalano uno spaccato della nostra città che va tenuto in considerazione oltre all’inquinamento industriale esistente.
La responsabilità ambientalista.
“Io il FAP (Filtro Anti Particolato) alla mia vettura l’ho levato perché così consumo meno, per quanto riguarda l’inquinamento cosa vuoi che cambi? Tanto qui abbiamo la raffineria.”
Con queste parole, scambiate circa un anno fa con uno sconosciuto in un pub, ho deciso di aprire questo articolo. Parole che hanno cominciato a farmi capire quanto elevato potesse essere il livello di ignoranza, quando si parla in merito a questioni come l’inquinamento ambientale, e mi hanno convinto a provare a spiegare un po’ le cose.
Per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria, esso può essere diviso all’incirca in egual misura tra impianti di riscaldamento, autovetture e attività industriali. Ora, avendo la fortuna di stare in un posto in cui il clima è per lo più mite, evito di chiedere quanti di voi facciano controllare e manutenzionare periodicamente la caldaia prima dell’avvio stagionale. Ci si concentrerà invece su quante persone mantengano il loro veicolo impeccabile dal punto di vista delle emissioni, visto e considerato il gran numero di vetture che quotidianamente affolla le strade cittadine.
Quando si parla di traffico urbano, pensando a una cosa “piccola” come una vettura, si tende a minimizzare quale possa essere il reale impatto che essa possa avere sull’ambiente e sulla salute delle persone che stanno nell’intorno di essa. Come la persona di cui si parlava all’inizio, molti minimizzano ciò che possa fare la loro auto, se confrontata alle grandi realtà industriali, e cosa potrebbe mai farci se, ad esempio, non venisse sostituita la marmitta catalitica ogni due-tre anni, visto e considerate le grandi industrie che affollano il territorio e visto l’elevato costo che ha la sostituzione di questo dispositivo (da 600 a 800€).
Ma cosa immette nell’ambiente, dal punto di vista di inquinanti, una vettura? Una vettura, impiegando combustibili fossili, immette in atmosfera sostanze quali: SO2, NOx, Micropolveri (o particolato), CO. Queste stesse sostanze inoltre, sono quelle che vengono misurate quando vengono monitorate le emissioni delle industrie.
Per lo più in questa trattazione verranno analizzate le emissioni di particolato in quanto, mentre per le industrie sono previsti degli elettrofiltri parecchio efficaci per abbattere le emissioni di esso (si pensi che la RAM ha immesso nello scorso anno solo il 14,7% di particolato rispetto la soglia AIA e la centrale termoelettrica di San Filippo solo il 15,5%) la stessa cosa non si può dire per le autovetture. I FAP (Filtro Anti Particolato) dei veicoli, cominciano a funzionare solo dopo che viene raggiunta la temperatura di operatività ed inoltre, come detto in apertura articolo, essi vengono spesso disinseriti dalle vetture (poiché strozzano il motore ed aumentano i consumi) oppure, non venendo periodicamente sostituiti (andrebbero cambiati ogni 2-3 anni), diventano praticamente inutili incrementando i consumi e liberando per aria i gas non filtrati.
Ma cosa è il particolato? Il particolato è una sostanza che si libera dalla combustione imperfetta di combustibili fossili, viene maggiormente prodotto quando la carica è molto ricca di combustibile rispetto al comburente e rientra nelle categorie delle micropolveri, di cui solo negli ultimi decenni si è iniziato a studiare e ricercare qualcosa di più. Nonostante sia una polvere tanto sottile può anche essere visto: si tratta infatti del fumo nero che viene liberato ad esempio quando vengono avviati i motori delle navi, o quando i camion o i bus partono da fermi, o quando qualcuno accelera in maniera repentina con l’auto.
All’interno di questo fumo nero si trovano delle particelle dal diametro aerodinamico inferiore a 10 micrometri, le quali sono in grado di accedere al nostro corpo bypassando quelle che sono le nostre difese (a causa delle loro piccole dimensioni). Vi sono anche particelle dal diametro inferiore a 2,5 micrometri, in grado di penetrare fin dentro gli alveoli polmonari.
Su questo argomento inoltre, esistono varie pubblicazioni mediche che correlano all’inalazione di questo inquinante effetti sul sistema cardiovascolare [1], all’insorgere di malattie neurodegenerative [2] e così via.
Ma qual è la quantità di particolato emessa annualmente dagli automezzi? Ho fatto una stima, mediante i dati di ACI e ISPRA, ed essa si aggira (per il solo comune di Milazzo) a circa il 15,3 tonnellate annue (se confrontato alla soglia AIA si tratta del 6%). Questa è però una stima molto ottimistica, in quanto ISPRA fornisce i dati stimando che le vetture rispettino le norme EURO e che quindi i filtri siano tutti regolarmente funzionanti. In caso di vetture con FAP non funzionante, le emissioni di questa polvere possono aumentare fino a 7 volte. Va inoltre tenuto in conto il fatto che queste stime siano riferite senza effettivamente considerare i tempi passati stando in coda, i quali fanno operare il motore a regimi non ottimali causando l’incremento ulteriore di inquinanti.
Fermandosi semplicemente a questo punto, e senza guardare i livelli di monossido di carbonio (stimati in quantità doppia rispetto a quelli emessi da RAM), posso concludere dicendo che per questo motivo quello che è in atto per ora è solo un movimento, un qualcosa che non ha una effettivo riscontro su quella che è la vita di tutti i giorni, e che è inutile portare avanti manifestazioni contro le realtà industriali della piana, in quanto, anche se loro dovessero chiudere, il problema dell’inquinamento non verrebbe certamente risolto.
Andrebbero per prima cosa riviste le nostre abitudini, andrebbe rivisto il nostro modo di vivere la quotidianità cittadina e ci si dovrebbe fare un esame di coscienza chiedendosi cosa stiamo facendo noi dal punto di vista dell’inquinamento ambientale. Perché la nostra responsabilità, ancora prima di denunciare e manifestare contro gli altri, deve partire da noi e dalle nostre azioni quotidiane. Perché, riprendendo uno slogan anti-CSS: “questa domenica l’auto di Saro sarà dotata dei flitri migliori: i tuoi polmoni”.
[1] Ulrich Franck, Siad Odeh, Alfred Wiedensohler, Birgit Wehner, Olf Herbarth: The effect of particle size on cardiovascular disorders — The smaller the worse – Science of the total environment, 409 (2011) 4217-4221.
[2] Peters A, Veronesi B, Calderon-Garciduenas L, Gehr P, Chen LC, Geiser M, et al.: Translocation and potential neurological effects of fine and ultrafine particles a critical update. Part Fibre Toxicol 3 (2006) 1-13.









