Milazzo. “Bollette pazze”, l’Amministrazione non convince. Troppi errori.

Ci hanno messo oltre 20 giorni dal Comune di Milazzo per diramare un comunicato stampa sulle “Bollette Pazze” relative agli anni dal 2006 al 2014. Non si sa bene chi lo abbia redatto perchè non è firmato e, leggendone il contenuto si può comprendere anche il perchè. Giustificazioni labili, il tentativo maldestro di accusare sempre qualcuno parlando di confusione del passato e le contraddizioni in termini tra alcune dichiarazioni ed altre. Intanto, partendo dai 16 mila avvisi inviati ai milazzesi emerge chiaramente la carenza di informazioni contenute a beneficio dell’utente. Solo un generico ” non risultano pagate le seguenti somme”.
Nessun richiamo alle prerogative riconosciute dalla legge ai cittadini a cui viene solo indicato di recarsi presso gli uffici qualora si possa dimostrare di avere le ricevute di pagamento. ma per eventuali ulteriori contestazioni, così come la Legge prevede, neanche una parola. Non si citano neanche eventuali interruzioni dei termini già effettuate dal Comune di Milazzo. Insomma, se avete la ricevuta bene, se no andate a pagare e basta. Ma non è esattamente così che funziona. Principalmente perchè il cittadino ha l’obbligo della conservazione della ricevuta per 5 anni che, in molti casi e per le fatture che vanno dal 2006 al 2010, potrebbero avere già gettato e quindi non esserne più in possesso.
L’obbligo dell’avvenuto pagamento con la ricevuta quindi non è più ammissibile. Ne, in questi casi, hanno aiutato le indicazioni fornite dagli uffici e, certamente, concordate con i responsabili. Un laconico ” Se non trova la ricevuta deve pagare”. Ma non è così. Certo, se il Comune nel frattempo ha interrotto i termini ed i cittadini non hanno fornito precedentemente la copia dell’avvenuto pagamento, oggi il Comune avrebbe dovuto procedere all’iscrizione a ruolo coattivo delle somme ancora dovute e non certamente riemettere generici atti di costituzione in mora. Ma, soprattutto, se il senso era bonario, avrebbe dovuto comunque indicare nella costituzione in mora l’eventuale atto interruttivo emesso precedentemente. Cosa che invece il Comune non ha fatto e, è lecito pensare, potrebbe aver fatto scadere i termini per l’iscrizione a ruolo coattivo così decadendo dal diritto di richiedere somme dovute dai cittadini. In altre parole, se è questo il sistema riorganizzato ed efficiente degli uffici, dato dall’Amministrazione Formica, sembra che a regnare ci sia molta più confusione di quanto potesse essercene prima. Scrive l’Amministrazione nel comunicato emesso due giorni fa “Destinatari sono tutti coloro che nel corso del controllo straordinario operato dagli uffici in questi ultimi mesi, anche nell’ottica di una riorganizzazione del settore tributi, sono risultati non in regola col pagamento di tale tassa. Ciò potrebbe essere accaduto per il pagamento ad una posta privata o perché anche il regolare pagamento all’ufficio postale non sia stato associato all’utente. Questioni prettamente tecniche che comunque hanno fatto emergere che quel credito non è stato incassato dal Comune. Quanto al discorso prescrizioni, giova dire, come la stessa norma afferma, che tale istituto può essere fatto valere dal contribuente nel caso in cui nel termine quinquennale non vi siano stati adempimenti da parte dell’ente impositore, e quindi del Comune, che ne abbiano determinato l’interruzione. Anche in questo caso risulta che in passato gli uffici comunali abbiano inviato solleciti rimasti senza riscontro.” Si colgono a piene mani enormi contraddizioni. Intanto quando il Comune dichiara che potrebbero esserci stati dei disguidi tecnici per pagamenti non associati ai nomi e quindi le somme risultano non pagate. Non è esattamente così. Potrebbero certamente non essere associate ai nomi, ma di certo le somme debbono risultare incassate perchè la causale ed il conto corrente fanno comunque confluire all’interno delle casse comunali somme per servizio idrico integrato.
Ma la incongruenza più grave è quella contenuta nella seconda parte del virgolettato. Se il Comune ha già interrotto i termini ( cosa che è realmente accaduta nonostante il Sindaco si affanni a dire che prima gli uffici erano nella totale confusione) con avvisi di accertamento e/o con costituzioni in mora, non può più ripetere la stessa procedura ad anni di distanza ma, come prescrive la normativa vigente, avrebbe dovuto procedere all’iscrizione a ruolo coattivo facendo notificare la cartella esattoriale entro il 31 dicembre del terzo anno successivo al primo avviso di accertamento pena la decadenza dal diritto di richiedere le somme. Dunque, se questa è la storia, facciamo un esempio pratico. Se il Comune ha emesso avvisi di accertamento o messa in mora nel 2013 ( come in molti casi è accaduto , guardando quanto riportato nello stesso sito del Comune), entro il 31 dicembre del 2016 il cittadino che non risultava in regola con i pagamenti avrebbe dovuto ricevere la cosiddetta cartella esattoriale e non certamente un nuovo avviso di accertamento o di costituzione in mora perchè in questo caso il Comune è decaduto dal diritto di richiedere le somme. Muovendoci nel campo delle ipotesi sulla scorta delle informazioni contenute nelle ” Bollette Pazze”, dovrebbe essersi verificato che il Comune ha “dimenticato” di far valere i propri diritti che scadevano proprio nel corso del 2016. Una “dimenticanza”, che in altra forma rappresenterebbe un danno erariale per le casse del Comune di Milazzo, a cui si è cercato di porre rimedio attraverso costituzioni in mora quantomeno sprovvisti di alcuni requisiti essenziali come gli istituti di tutela e di richiami a precedenti atti interruttivi. Ma il cittadino che non oppone in forma scritta alcun tipo di vizio o fa valere la decadenza o la prescrizione o i vizi dell’atto posto in essere, finisce con il rimettere in termini il Comune di Milazzo che potrebbe quindi provvedere successivamente a iscrivere a ruolo le somme. Di certo, la tanto decantata politica nei confronti degli “ultimi” sembra proprio essere andata a farsi strabenedire perchè l’imperativo odierno è quello di fare cassa ad ogni costo prendendo quanto più possibile dalle tasche dei cittadini. Che, si badi bene. non sono evasori ma solo elusori. La differenza in questi casi è enorme. Perchè gli evasori sono quelli che non si sono mai denunciati all’Anagrafe tributaria del Comune mentre gli elusori sono i cittadini che si sono autodenunciati ma che negli ultimi anni, a causa dell’enorme crisi economica, si trovano nelle difficoltà evidenti di poter pagare. In questi casi, già nel 2011, è stata prevista nel regolamento Comunale delle entrate che i cittadini in difficoltà economica possano richiedere la rateizzazione delle somme. Molti l’hanno già ottenuta su quegli avvisi di accertamento inviati nel 2012 e nel 2013( come si evince chiaramente dallo stesso sito del Comune di Milazzo) mentre a chi richiede di ottenerla in questi giorni si sta dicendo, in maniera errata e preoccupante, che la rateizzazione non è applicabile se non dopo che il Consiglio Comunale approverà i termini per ottenere la rateizzazione. Nulla di più falso.
Quella in discussione in Consiglio Comunale è solo una modifica dei termini già previsti e che l’attuale Amministrazione ha presentato con modalità che sono peggiorative per i cittadini. Ma fino a quando non dovesse essere approvata, valgono sempre i termini attualmente in vigore e che i cittadini hanno il sacrosanto diritto di richiedere senza aspettare proprio nulla. Anche in queste informazioni si capisce chiaramente che la confusione regna sovrana proprio ora e non certamente prima. Ancora più si capisce come, anche dalle modifiche regolamentari proproste dall’amministrazione Formica, ci sia un vero e proprio accanimento nei confronti dei cittadini. Il Comune dice che sta predisponendo una modulistica che non si capisce a quali istituti di difesa dei cittadini si riferiscano. Ma c’è da supporre che non siano rivolti a far valere ne la prescrizione ne la eventuale decadenza.
Sarà necessario poi che il Comune chiarisca anche come mai ha notificato nel dicembre del 2016 la richiesta delle somme dovute per Tarsu- tassa per la spazzatura anno 2010. In questo caso gli avvisi di accertameno avrebbero dovuto essere notificati entro e non oltre il 31 dicembre 2015 e quindi sarebbero prescritti. Bisognerà verificare poi l’anno 2011 sempre per la Tassa sulla spazzatura. Molti cittadini che si sono visti recapitare la richiesta di pagamento per spazzatura anno 2010 e 2011 avevano presentato richiesta di compensazione con le somme vantate nei confronti dell?Ato ME2. Una richiesta che, a dire delle stesse persone, era stata “sponsorizzata” dal PD e da alcuni consiglieri comunali della passata legislatura vicini all’attuale Sindaco. Durante la passata legislatura i cittadini che avevano presentato quelle richieste erano state informate della impossibilità di poter compensare ma l’insistenza del Pd e di quei consiglieri comunali fece proliferare una enorme mole di ricorsi che oggi, con il PD al governo della città si trasformano in avvisi di accertamento. Quando si dice che solo gli stupidi non cambiano idea, Basterebbe rileggere le dichiarazioni dell’epoca e chi le rilasciò per rendersi conto di come gli atteggiamenti e le prese di posizione cambiano a seconda se si è di lotta o di governo.









