L’Armata Brancaformica.

Dopo i festeggiamenti per i cinquant’anni di uno dei capolavori del regista Mario Monicelli, “L’Armata Brancaleone”, pietra miliare nel panorama cinematografico italiano e non solo,interpretato, fra gli altri, da Vittorio Gassman e Gian Maria Volonté, vincitore di tre Nastri d’argento e presentato in concorso al 19° Festival di Cannes nel 1966, anche Milazzo si prepara a celebrare una ricorrenza che non si può certo considerare altrettanto lieta, anche se sempre di una commedia si tratta, o meglio di una tragedia tipicamente “alla milazzese”. Protagonista, questa volta,un’armata di stampo moderno e dalle elevate capacità politiche distruttive, niente a che vedere con quella narrata attraverso la macchina da presa dal Maestro Monicelli: mi riferisco all’Armata Brancaformica, dal nome del suo impavido condottiero Giovanni Formica di Bastione, il quale, messosi alla testa di un manipolo di mercenari della politica “che infiniti produsse lutti” ai milazzesi, riuscì nell’audace tentativo di conquistare, quasi un anno orsono e dopo mesi di feroci assalti e malcelati insulti, il Palazzo Municipale della nostra (un tempo) ridente cittadina, divenuta feudo personale dei novelli lanzichenecchi (in senso metaforico, s’intende), nonché teatro di scriteriati esperimenti urbanistici a danno dei cittadini-servi della gleba, esperimenti che in taluni casi risulterebbero sprovvisti addirittura della necessaria base legale. Con buona pace dei princìpi di legalità e trasparenza, recitati come un mantra in campagna elettorale dal suddetto leader carismatico,lo stesso che ora denuncia ‘urbi et orbi’ un “imbarbarimento della politica”; princìpi ai quali, inoltre, deve essere sempre ispirata l’azione amministrativa, come del resto prevede il dettato normativo. Per non parlare dei numeri acrobatici, degni di Moira Orfei, in materia finanziaria e contabile dell’Ente locale, a completare il quadro di una tragicommedia quotidiana ancora molto lontana – a meno di un intervento della Divina Provvidenza di manzoniana memoria – dall’avviarsi all’epilogo. “Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate” è il monito sinistro che idealmente adesso campeggia sulla facciata di Palazzo dell’Aquila, dove per speranza si intende soprattutto quella di riuscire ad ottenere risposte concrete e in tempi rapidi, da parte dei nuovi amministratori, in merito ad importanti questioni di interesse generale sollevate non solo dall’opposizione consiliare, ma anche da un numero crescente di cittadini esasperati a causa di una serie di misure intraprese non si sa bene a vantaggio di chi e apparentemente prive di qualunque logica, se non quella di arrecare nocumento alla pacifica convivenza civile. Può consolarci, almeno, il fatto di non essere in presenza di una riedizione dell’Invincibile Armata, la potentissima flotta approntata nel 1587 dal re di Spagna Filippo II per contrastare il predominio marittimo-commerciale degli inglesi. Resta comunque l’amara consapevolezza che profonde ferite sono state inferte al tessuto sociale della nostra città,dall’inizio di quest’infausta esperienza. Auguriamoci soltanto che una volta giunta al termine non debba trascorrere troppo tempo prima che si rimarginino del tutto. Come scrisse il grande Ennio Flaiano: “Coraggio, il meglio è passato”.
Francesco D’Amico









