Prevenire i disturbi alimentari

Importante prevenzione e diagnosi precoce. La giornata del Fiocchetto Lilla, ossia la giornata nazionale contro i disturbi alimentari, è stata fondata da Stefano Tavilla, presidente dell’Associazione “Mi nutro di vita” e padre di Giulia, una ragazza morta per problemi legati alla bulimia. La ricorrenza offre l’occasione per riflettere sui disturbi alimentari e per prendere consapevolezza su quali misure sia necessario prendere di fronte ad un problema di così grande entità che , solo in Italia, coinvolge, due milione di giovani.
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie caratterizzate da un’ alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e riguardano la fascia d’età tra i 14 e 25 anni, colpendo soprattutto il sesso femminile. I disturbi del comportamento alimentare sono principalmente l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata o binge eating disorder, caratterizzato dalla presenza di crisi bulimiche senza il ricorso a comportamenti di compenso e/o di eliminazione per il controllo del peso. I comportamenti tipici di una persona che soffre di un disturbo del comportamento alimentare sono il digiuno, la restrizione dell’alimentazione, il vomito autoindotto, l’assunzione impropria di lassativi e/o diuretici, l’ intensa attività fisica finalizzata alla perdita di peso.
Soffrire di un disturbo alimentare sconvolge la vita di una persona: sembra che tutto ruoti attorno al cibo e alla paura di ingrassare. Cose che prima sembravano banali, diventano difficili se non impossibili e motivo di forte ansia, come andare in pizzeria o al ristorante con gli amici o partecipare ad un compleanno. Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola, ad esempio a scuola o sul lavoro poiché, nella mente, sembra che ci sia posto solo per “cosa si debba mangiare” e sulla paura di ingrassare.
Solo una piccola percentuale di persone che soffre di un disturbo alimentare chiede aiuto. Nell’anoressia nervosa questo può avvenire perché la persona all’inizio non sempre si rende conto di avere un problema. Anzi, l’iniziale perdita di peso può portare la persona a sentirsi meglio, a ricevere complimenti, a vedersi più magra, più bella e a sentirsi più sicura di sé. Anche chi soffre di bulimia nervosa, nella maggior parte dei casi, si rivolge ad un esperto solo molti anni dopo che il disturbo è cominciato. Spesso, come nell’anoressia, inizialmente non si ha una piena consapevolezza di avere una malattia e inoltre, si prova un senso di vergogna che impedisce di chiedere aiuto o semplicemente di confidarsi con qualcuno.
Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è l’alterazione della propria immagine corporea. La percezione che la persona ha del proprio aspetto, ovvero il modo in cui nella sua mente appare il proprio corpo, influenza ogni aspetto della propria esistenza.
Spesso il disturbo alimentare è associato alla depressione, ma anche ai disturbi d’ansia, all’abuso di alcool o di sostanze, al disturbo ossessivo-compulsivo e ai disturbi della personalità. Possono essere presenti comportamenti aggressivi, autolesionisti e tentativi di suicidio.
I trattamenti che hanno dimostrato maggiore efficacia sono la terapia cognitivo-comportamentale, il coinvolgimento familiare e la terapia interpersonale, insieme alle terapie di gruppo e alla rieducazione alimentare.
Ma è sulla prevenzione che desidero soffermarmi. Gli interventi di prevenzione vengono solitamente suddivisi in:
– Prevenzione primaria, che consiste nel ridurre o eliminare i fattori di rischio attraverso l’educazione, la sensibilizzazione e l’informazione;
– Prevenzione secondaria, che mira a ridurre la morbilità e il cronicizzarsi del DCA attraverso l’identificazione precoce delle persone a rischio;
– Prevenzione terziaria, che attua gli interventi di trattamento delle persone con DCA ormai conclamato e cerca di prevenire le complicanze.
I vissuti di inadeguatezza degli adolescenti e la rigidità dei modelli estetici imperanti cui si ispirano, li inducono ad attaccare il proprio corpo nutrendolo spesso in maniera scorretta.
È necessario, dunque, attuare, all’interno delle scuole, dei programmi di prevenzione. Si è infatti visto che, una buona conoscenza dei principi alimentari e del proprio corpo fin dall’infanzia, unita all’incremento dell’autostima e di comportamenti più salutari, sono in grado di ridurre sensibilmente la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare e dell’obesità.
Il primo obiettivo degli interventi di prevenzione deve essere quello di educare i giovani all’autostima partendo dal presupposto che, lavorando sull’autostima, è possibile influire positivamente sull’immagine corporea e sui comportamenti alimentari degli adolescenti. I progetti di prevenzione dei DCA basati sull’autostima, sono interventi di promozione alla salute attraverso i quali gli studenti possono imparare a vivere un rapporto equilibrato con la propria fisicità.
Per prevenire i disturbi del comportamento alimentare, inoltre, è necessario proporre una “controcultura” che si contrapponga al valore attribuito dai giovani alla magrezza e all’aspetto fisico. Da questo punto di vista, la scuola, come creatrice e promotrice di cultura, ha il dovere di combattere i modelli legati al culto del corpo e dell’immagine e all’equazione “magrezza-valore”, per sostituirli con conoscenze, attitudini e comportamenti che promuovano l’ autoaccettazione e il benessere fisico ed emotivo.
Prevenzione significa anche diagnosi precoce: per riuscirci è essenziale che le famiglie per prime sappiano riconoscere i segnali del disagio. Nelle ragazze un chiaro campanello d’allarme sono le anomalie o addirittura la scomparsa del ciclo, ma occorre fare attenzione anche quando un adolescente mostra un’eccessiva attenzione a ciò che mangia, evita cibi che prima consumava con piacere, salta i pasti con scuse poco credibili, organizza rituali attorno all’alimentazione. Attenzione anche se ci si accorge che l’adolescente va in bagno durante o subito dopo i pasti, se si pesa spesso passando molto tempo davanti allo specchio, se parla spesso del suo peso “eccessivo”, se si isola, se evita le situazioni sociali che implichino mangiare insieme, se si dedica ossessivamente all’esercizio fisico . In tutti questi casi è opportuno discuterne con un esperto che studierà un programma mirato per affrontare il problema.
Donatella Manna









