La sanità ci uccide.

Si muore, si sta malissimo, si vive in mezzo ai disagi. Il quadro è chiaro per tutti. Assistenza pesata un tot a posto letto, infermieri che si dilettano a saltare i turni e medici spostati perché sono i numeri che contano. Che il risultano finale dell’equazione sia un bambino morto prima ancora di poter sorridere anche solo un minuto, una mamma in gravissime condizioni e reparti semi vuoti di assistenza infermieristica poco conta. Anzi, per la sanità italiana quasi nulla. Le carte del malato, i diritti sanciti dalla costituzione diventano carta straccia di fronte alle necessità di bilancio. Ma la somma la tira sempre chi comanda e nei conti non entrano mai gli sprechi e le truffe che riempiono il mondo della sanità. Guardi Milano e vedi Palermo e poi Bari e poi Roma e poi tutto il resto. Fermiamoci un attimo. Facciamo di conto su quanti soldi sono stati sottratti con truffe, raggiri, false protesi e falsi interventi, sbianchettamenti passati per interventi chirurgici e interventi chirurgici dirottati sulle strutture private. E’ un totale abnorme che servirebbe tranquillamente a poter permettersi due ginecologici a Lipari piuttosto che uno a Bronte e così via. Tutti, nessuno escluso, colpevoli di quello che è ormai noto come il sistema Italia. Non ci si scandalizza quasi più. Ed a chi ha rubato, truffato, sbianchettato o dirottato viene contestato sempre il reato di truffa. No, cari signori. Queste persone sono colpevoli di omicidio volontario. Queste morti, compresa quella del piccolo morto ieri sera a Lipari, sono figlie di una matrice truffaldina. Altro che truffa. Omicidio. Di questo si tratta. Mentre ci si azzanna vorticosamente su leggi che danno sulla carta nuovi diritti, non riusciamo a garantire neanche quelli già previsti non solo dai codici ma dalla stessa natura. Questo è. Reparti divisi, corse ai primariati, politiche locali e chi più ne ha più ne metta. Queste le principali preoccupazioni di chi ci governa. Nel frattempo le persone muoiono. Così, giusto per dire. La morte della coscienza civile è un dato di fatto. Cosa vuol dire statisticamente?. Anche ammalarsi dipende da quante persone prima di noi si sono ammalate. Bisogna organizzarsi. Nella tua città ci sono pochi infarti?. Evita di fartene venire uno. A Lipari nascono pochi bambini?. Andate al cinema ed evitate di procreare. A Milano ci sono lunghe file di attesa dal dentista pubblico?. Una bella dentiera e via. Questo è. E mentre ci facciamo la dentiera, evitiamo accuratamente di procreare e ci imponiamo di non avere l’infarto, c’è chi pensa a come truffare un milione o due sulle liste di attesa, chi si sbianchetta a spese dei cittadini, chi pensa ad arrotondare lo stipendio facendo un altro lavoro invece di quello che dovrebbe fare. Perché le statistiche si fanno sui primi e non sui secondi. Cambiare prospettiva e chiamare le cose con il proprio nome. Quello di ieri a Lipari è omicidio. Qualcuno dovrà risponderne. Non con un comunicato stampa. Ne abbiamo le tasche piene.









