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Editoriale

Editoriale. Perchè a Milazzo e nella Valle del Mela tutto è normale e se prende fuoco la Raffineria in molti restano senza parole.

Se alla vigilia del Natale del 2017 siamo ancora qui a parlare di incendi alla Raffineria, di operai in Ospedale, di dubbi su cosa possa essere realmente successo ed il perchè è successo, significa essere rimasti indietro di decine e decine di anni. I soldi spesi per la sicurezza non hanno dato il riscontro sperato in termini di tranquillità per i cittadini. Per carità, come negare che oggi ci siano più margini di sicurezza rispetto ad anni fa. Questo però, come dimostra l'incendio di ieri, non basta. C'è ancora da fare e tanto. Limitare il discorso alle bonifiche del territorio è veramente riduttivo. Dopo il 1993, il 2014 anche il 2017. E' andata bene ma nessuno può dire che non si sia trattato di buona sorte. Se c'è chi resta in silenzio per opportunità, c'è chi deve alzare la voce e porre fine intanto ad una lunga serie di ambiguità. Premesso che con la Raffineria bisogna convivere ancora chissà per quanto, è obbligo evitare rapporti che possano ingenerare dubbi e chiedere chiarezza ad ogni costo nel rispetto reciproco delle rispettive posizioni. Qui non si tratta di lotta politica ma come può un Assessore all'Ambiente essere contemporaneamente Presidente di un'associazione di pescatori che viene beneficiata da una somma consistente di denaro per chiudere una causa intentata per danno procuratore con sversamento in mare di sostanze inquinanti e chiudiamola lì. In una città normale non sarebbe possibile. Perchè un Assessore all'Ambiente non può pensare che non sia successo niente solo perchè chi ha reclamato è stato pagato. Passerebbe, così come  è passato,  un principio pericoloso. Soprattutto quando poi lo stesso Assessore rappresenta il Comune di Milazzo ad un tavolo dove si deve stabilire un'autorizzazione fondamentale per proseguire l'attività industriale. Quanto meno è sconveniente. In Giappone ci si dimette per molto, molto meno. In Italia qualcuno ci riflette. A Milazzo è normalità. Pensare che in campagna elettorale c'era chi invitava i giovani a non votare per ottenere due mesi di lavoro in Raffineria, fa ridere. Si richiedeva l'intervento della magistratura mentre oggi quanto appena raccontato è assolutamente normale. Fin quando sarà così, il 1993, il 2014 ed il 2017 saranno la normalità e gli episodi solo dei casi che si verificano per fatalità. Non è così e nessuno ci può convincere. Non è una città normale quella in cui nel 2016 ci sono sversamenti di idrocarburi in mare ed ancora oggi, oltre un anno dopo, non sappiamo cosa sia finito nelle nostre acque e di conseguenza ovunque. Non è una città normale quella in cui nella rete fognaria finiscono idrocarburi ed ancora oggi non sappiamo da dove siano arrivati. ARPA, Capitaneria di Porto, Vigili del fuoco, autorità preposte, scusate ma che cavolo succede a Milazzo?. In tutto questo diventa normale che un Inceneritore trovi spazio in mezzo ad un mondo di inquinamento. Addirittura diventa normale che qualcuno ci dica che non capiamo niente e che al Nord è normale che un inceneritore venga costruito, addirittura in centro città. Ho letto l'editoriale di Lucio D'amico, Direttore della Gazzetta del Sud sull'inceneritore a San Filippo del Mela. il suo articolo ha scatenato polemiche tra gli ambientalisti. Lucio lo conosco personalmente e lo reputo tra le migliori penne del Sud Italia oltre che persona seria e perbene. Capisco benissimo cosa intendesse dire quando ci descrive e si autodescrive come un popolino con la puzza sotto il naso e che non prende lezioni da nessuno perchè siamo così bravi e presuntuosi da non avere bisogno di copiare le cose positive. Oggi mi sarei aspettato un editoriale su quanto accaduto ieri, giusto per rafforzare la sua tesi sulla nostra popolazione. Invece il silenzio è molto simile a quello del Comune di Milazzo, del Comune di San Filippo del Mela e di tutti quegli attori istituzionali che avrebbero dovuto dire qualcosa. Sta qui la differenza tra il Nord che può permettersi di avere inceneritori anche in centro città e il Sud, la Sicilia e la Valle del Mela dove invece la normalità è rappresentata da fatti come quelli accaduti ancora ieri. Non c'è da offendersi ma semplicemente da prendere atto. Finchè sarà così l'inceneritore nella Valle del Mela è meglio di no. Perchè pure lì, scoppiasse un incendio o piovesse diossina, diventerebbe la normalità e ad indignarsi sarebbero solo quei quattro scemi che ancora pensano che la salute viene al primo posto. 

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